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Iguana

Scritto da:

Clinica Veterinaria Gaia

Anatomia

I giovani hanno un colore verde brillante, con strisce scure trasversali sulla lunga coda, che ha la funzione di mimetizzarli tra il fogliame. Il colore diventa meno vivido con la crescita; nei maschi, e in minor misura nelle femmine, durante il periodo riproduttivo può assumere una sfumatura arancio.

Le dita sono dotate di unghie lunghe e robuste che permettono di arrampicarsi con facilità. La bocca è provvista di numerosi piccoli denti, dai bordi seghettati, che vengono periodicamente persi e rimpiazzati, atti a strappare le foglie in pezzi che vengono deglutiti quasi senza masticare. La lingua è carnosa e presenta anteriormente una piccola incisura longitudinale e una colorazione più intensa. Le iguane estroflettono spesso la lingua e paiono “assaggiare” gli oggetti che si trovano davanti. In realtà in questo modo li “tastano” con un senso più simile all’olfatto che al gusto, tramite l’organo di Jacobson che si apre sulla volta della cavità orale.

Le narici, oltre che per respirare, vengono utilizzate per eliminare l’eccesso di sali dall’organismo. Questi sali a volte incrostano le narici o le pareti del terrario e non vanno confusi con i segni di un’infezione respiratoria.

Posteriormente all’occhio e leggermente più in basso si osserva una scaglia rotonda e trasparente, la copertura della membrana timpanica. Le iguane, infatti, non hanno orecchie e il timpano è direttamente sotto la pelle. Al di sotto del timpano è presente una grande scaglia rotonda (scaglia sottotimpanica), che non ha una funzione specifica tranne forse che di riconoscimento intraspecifico ed è infatti caratteristica di questa specie.

Sotto la gola si trova un’ampia piega di pelle, detta giogaia, che ha un ruolo nella termoregolazione, poiché aumenta la superficie cutanea esposta al sole. Ha anche un’importante funzione comportamentale: viene esibita compiendo movimenti verticali con la testa (“head bobbing”), soprattutto da parte dei maschi, come segnale agli avversari di tenersi lontani.

Sulla sommità della testa, al centro, si trova il cosiddetto occhio parietale o terzo occhio, una struttura nervosa coperta da una piccola squama semitrasparente e che si collega direttamente al cervello. Si tratta di un recettore della luce (anche se non è certo in grado di vedere come un occhio!) che ha probabilmente un ruolo nella regolazione dei cicli circadiani (luce/buio).

L’apparato digerente è simile a quello dei mammiferi; l’intestino cieco è voluminoso e specializzato per la digestione della fibra, grazie all’azione della flora intestinale. In seguito ai processi di fermentazione dell’alimento vengono prodotte numerose sostanze utili quali aminoacidi, vitamine e acidi grassi volatili.

L’apparato urinario, digerente e riproduttivo si aprono all’esterno tramite un’unica apertura, la cloaca, alla base della coda. I maschi possiedono due organi copulatori, detti emipeni, che si trovano a livello della coda e sboccano nella cloaca. Durante l’accoppiamento viene estroflesso uno dei due emipeni, che il maschio introduce nella cloaca della femmina per fecondarla.

Nella faccia inferiore cosce si trova una fila di strutture ghiandolari dette pori femorali, di dimensioni maggiori nei maschi.

La coda è molto lunga (più del resto del corpo) e viene utilizzata sia per nuotare che come mezzo di attacco: i colpi di coda delle iguane sono infatti dolorosi come frustate e pericolosi se vengono colpiti gli occhi. La coda può essere persa volontariamente (come fanno le lucertole) come meccanismo di difesa per sfuggire ai predatori. La coda persa, volontariamente o meno, può ricrescere, anche se di colorazione e struttura delle scaglie diverse dall’originale.

Le iguane sono ovipare (si riproducono per mezzo di uova). Una volta all’anno depositano una covata di 20-70 uova in profondi nidi che scavano nel terreno e che in seguito abbandonano. Le uova vengono incubate dal calore del sole e si schiudono dopo 10-15 settimane.

Comportamento in natura

L’iguana verde è originaria delle foreste pluviali del centro e sud America, caratterizzate da un clima stabilmente caldo e molto umido. Questo rettile passa la maggior parte del tempo arrampicato sugli alberi e viene quindi definito arboricolo. Preferisce stazionare nei pressi dei corsi d’acqua, perché quando si sente minacciato da un predatore si lancia dagli alberi nell’acqua; è un ottimo nuotatore e si serve della lunga e robusta coda per avanzare nell’acqua.

Come tutti i rettili, le iguane sono animali cosiddetti ectotermici (termine scientifico che ha sostituito il poco corretto “a sangue freddo”): al contrario dei mammiferi non sono in grado di generare calore corporeo con il metabolismo, ma hanno bisogno di una fonte esterna di calore per mantenere in funzione l’organismo. Per questo motivo le iguane passano molte ore al sole a riscaldarsi. In particolare, si espongono al sole al mattino al risveglio per innalzare la loro temperatura corporea, restando immobili su un ramo o un tronco; dopo poche ore, quando si sono riscaldate a sufficienza, mangiano nutrendosi di vegetazione, fiori e frutti. Terminato il pasto restano nuovamente immobili al sole, perché hanno bisogno del suo calore per compiere la digestione.

I soggetti adulti durante la stagione riproduttiva sono impegnati nella ricerca del partner, nel tenere lontano eventuali avversari e nel costruire il nido, ma a parte queste attività le iguane passano la maggior parte del tempo in riposo.

Longevità e cause di mortalità

In cattività, l’iguana verde se accudita in modo appropriato può arrivare a vivere 20 anni. La stragrande maggioranza delle giovani iguane di importazione muore entro il primo anno di vita, e quelle che sopravvivono in gran parte soccombono dopo pochi anni a causa degli errori di gestione. I principali errori consistono nell’alimentazione sbagliata (le iguane sono esclusivamente vegetariane e offrire loro un’alimentazione completa e bilanciata non è facile) e nel fornire temperatura e umidità insufficienti. L’organismo dell’iguana, inoltre, può essere indebolito dallo stress cronico di trovarsi rinchiuso in un minuscolo contenitore (il terrario) quando in natura ha a sua disposizione una foresta.

Dimensioni

Nel loro ambiente naturale le iguane possono raggiungere 2,5 metri di lunghezza di lunghezza totale. Difficilmente questa taglia viene raggiunta in cattività; le dimensioni e il tasso di crescita dipendono molto, oltre che da fattori individuali, da come l’iguana viene alimentata e allevata. È quindi impossibile stabilire l’età dalle dimensioni, se non in modo approssimativo. Le femmine in media sono più piccole dei maschi, e vi sono differenze anche secondo la regione di origine. Per quanto riguarda i soggetti in cattività nutriti e allevati in modo adeguato, si possono dare i seguenti valori.

EtàSVL (cm)STL (cm)Peso
Nascita6,3-915-23Circa 90 g
1 anno20-2351-690,5-0,7 kg
2 anni28-3071-910,9-1,8 kg
3 anni30-3576-1071,8-2,7 kg
4 anni35-4089-1222,3-3,6 kg
5 anni46-51114-1524,5-6,8 kg
6 anni51-56127-1686,3-8 kg
7 anni51-61127-1836,8-9 kg

SVL = lunghezza dal rostro (punta del naso) alla cloaca

STL = lunghezza totale (dalla punta del rostro alla punta della coda)

(modificato da ©Melissa Kaplan)

Distinzione dei sessi

È possibile differenziare maschi e femmine solo quando hanno raggiunto un sufficiente sviluppo corporeo. Le prime differenze iniziano a notarsi da un anno di età, se allevate correttamente; è impossibile stabilire il sesso delle giovani iguane. La differenziazione delle diverse strutture è su base ormonale, pertanto i maschi sottomessi che vivono con un maschio dominante (il “maschio alfa”) tendono a non sviluppare caratteri sessuali secondari e sembrano femmine. Si tratta di un meccanismo difensivo per proteggersi dalle aggressioni del soggetto dominante.

Gli adulti si differenziano per diversi elementi:

Pori femorali. Sono strutture ghiandolari disposte in fila sulla faccia inferiore delle cosce, che diventano più grandi ed evidenti nei maschi.

Emipeni. Intorno ad un anno e mezzo di età gli emipeni, posti alla base della coda, cominciano a svilupparsi e possono essere palpati come una lieve procidenza sotto la pelle facendo scorrere un dito nel punto della coda che corrisponde alla loro sede.

Giogaia e cresta. Sono più sviluppate nei maschi, in genere, anche se vi possono essere femmine con una cresta molto pronunciata.

Mandibole. Nei maschi di oltre tre anni l’angolo della mandibola può essere particolarmente sviluppato.

Il terrario e gli accessori

Le dimensioni delle iguane in pochi anni vanno da circa 20 cm di lunghezza totale alla nascita a circa due metri al completo sviluppo: quando si compra una giovane iguana va già tenuta presente la necessità di cambiare la sistemazione, per adattarla al rapido tasso di crescita. Se non si ha la possibilità di alloggiare in casa un rettile di 1,5-2 metri, si deve evitare in partenza di acquistarne uno di 20 cm.

La sistemazione iniziale della giovane iguana è in genere un terrario di vetro, relativamente facile da pulire, resistente agli elevati livelli di umidità che richiede questo animale, e che consente una buona visualizzazione del suo abitante.

Più grande è il terrario, e quindi maggior spazio ha a disposizione il rettile, migliori saranno le sue condizioni di vita. Poiché le iguane sono arboricole (amano arrampicarsi sugli alberi per rimanere in posizione elevata, dove si sentono al sicuro) il terrario deve essere sviluppato in senso verticale, oltre che orizzontale. Le dimensioni ideali sono di 2 metri di larghezza per 2 metri di altezza (troppi? Potete sempre optare per un sauro più piccolo, come un pogona o un’anolide). Volendo dare delle indicazioni generali, il terrario dovrebbe essere alto almeno quanto la lunghezza totale dell’iguana (preferibilmente una volta e mezzo), ampio 1,5-2 volte la sua lunghezza e profondo 2/3. È evidente che per un’iguana adulta vi sono seri problemi di spazio e risulta difficile reperire un terrario di dimensioni adeguate, pertanto può essere una soluzione più semplice allestire una piccola stanza oppure creare artigianalmente un ambiente idoneo, utilizzando eventualmente dei pannelli di plexiglas su un’intelaiatura di metallo.

La ventilazione nel terrario deve essere assicurata dalla presenza di alcune griglie che permettano un buon ricambio d’aria. Una ventilazione insufficiente è un importante fattore favorente le infezioni batteriche e fungine.

Un indispensabile accessorio è rappresentato da un tronco o una tavola inclinati, che permettano all’iguana di arrampicarsi. Devono essere fissati saldamente per evitare che cadano, ferendo il rettile. Le loro dimensioni devono essere leggermente superiori alla larghezza massima dell’iguana, per sostenerne adeguatamente il corpo. È anche possibile collocare un ripiano accanto alle fonti di luce, dove spesso le iguane amano sostare.

Volendo decorare il terrario con delle piante è preferibile utilizzarne di finte: le piante vere avrebbero vita breve insieme a un’iguana.

Lasciare l’iguana libera di girare per casa per compensare le ridotte dimensioni del terrario e permetterle di fare esercizio non è una soluzione accettabile, per diversi motivi. Per prima cosa, a meno che non si innalzi il riscaldamento a 35°C e si crei un’umidità del 90°C, l’ambiente risulterà troppo freddo e asciutto, predisponendo il rettile a problemi di salute. Inoltre, vagando per casa l’iguana è soggetta a ogni genere di pericolo, in particolare l’ingestione di corpi estranei (piccoli oggetti trovati in giro) che possono persino richiedere un intervento chirurgico per la loro rimozione. Inoltre, i rettili sono portatori di batteri pericolosi per la salute umana, in particolare le salmonelle, e possono contaminare l’ambiente domestico.

Le iguane traggono grandissimi benefici dall’esposizione alla luce solare diretta; pertanto, se il clima è adeguato, è possibile allestire una gabbia all’aperto, in rete metallica, in cui lasciare i rettili durante le ore più calde nella bella stagione. All’interno della gabbia si pone un tronco ben fissato e un recipiente d’acqua abbastanza grande da permettere al rettile di immergervisi. Le iguane possono morire rapidamente se esposte a temperature eccessive, pertanto si deve aver cura che una parte del recinto resti sempre ombreggiata, anche quando il sole si sposta. L’umidità può essere mantenuta elevata spruzzando spesso dell’acqua. Alla sera, o comunque se la temperatura scende, l’iguana andrà rimessa nel terrario al caldo. È evidente che il recinto deve essere assolutamente a prova di fuga. I primi tempi è consigliabile restare ad osservare il rettile, per verificare che non riesca a trovare una scappatoia imprevista.

Bacinella dell’acqua

Le iguane ricavano la maggior parte dell’acqua di cui hanno bisogno dalle verdure, ma una fonte di acqua non deve mai mancare. Poiché nel terrario l’umidità deve essere elevata, e anche per il motivo che le iguane amano immergersi completamente in acqua con il corpo, si deve lasciare a disposizione una bacinella abbastanza grande da contenere il rettile.

Riscaldamento e illuminazione

Poiché l’iguana è un animale ectotermico (o, come si diceva una volta anche se in modo non scientifico, “a sangue freddo”) e deve ricevere il calore da una fonte esterna per poter vivere, è necessario che l’ambiente in cui vive sia adeguatamente riscaldato. Tuttavia non è sufficiente fornire una temperatura adeguata: è necessario che nel terrario sia presente un gradiente di temperatura. Ciò significa che la temperatura non deve essere costante ovunque ma presentare un massimo (ad un’estremità del terrario, subito sotto la lampada riscaldante) e un minimo, all’estremità opposta. Il concetto di gradiente, in opposizione a temperatura uniforme, è di importanza fondamentale per i rettili perché essi devono poter scegliere momento per momento a che temperatura esporsi. Per le iguane la temperatura minima del range deve essere di 30°C e quella massima (sotto la lampada riscaldante, zona detta “punto caldo” o “hot spot”) di 36-39°C durante il giorno. Durante la notte non è necessaria la presenza di un punto caldo e la temperatura può scendere a 23-26°C. Mantenere le iguane ad una temperatura costante rappresenta una condizione di stress che indebolisce l’organismo e impedisce a questi rettili di portare il loro organismo alla temperatura di cui hanno bisogno. Sono egualmente dannose temperature troppo basse ed eccessivamente alte, quindi è importante misurare con precisione la temperatura nei vari punti del terrario utilizzando diversi termometri. Il gradiente deve essere tanto orizzontale (da un’estremità all’altra del terrario) che verticale (dall’alto al basso). Poiché le iguane amano restare in posizione elevata (in natura si arrampicano sugli alberi per prendere il sole) la lampada riscaldante che crea il punto caldo dovrà essere in posizione elevata e puntare sull’estremità superiore di un ramo. Le lampade riscaldanti sono in grado di provocare gravi ustioni, quindi è necessario che siano collocate a una distanza adeguata, impedendo al rettile di venirvi a contatto troppo da vicino, ed eventualmente schermandole con una robusta rete (su cui l’iguana non arrivi ad arrampicarsi…).

La lampada riscaldante può essere una normale lampada da tavolo, un faretto (spot), una lampada ad infrarossi per rettili, una lampada di ceramica che emette calore ma non luce (le ultime due adeguate anche al riscaldamento notturno perché non disturbano il sonno). Il wattaggio e la distanza dal punto da riscaldare possono essere variati per creare la temperatura adeguata a livello del “punto caldo”, ma si deve poi verificare che il resto del terrario non sia a temperatura troppo bassa o troppo calda. È anche consigliabile l’utilizzo di termostati, che impediscono al terrario di surriscaldarsi spegnendo gli apparati di riscaldamento quando la temperatura supera il massimo consentito.

È possibile che la sola lampada riscaldante del punto caldo non sia sufficiente a riscaldare in modo adeguato il resto del terrario, soprattutto se è di grandi dimensioni. In tal caso si possono aggiungere altre lampade in punti diversi, oppure utilizzare un materassino riscaldante da porre sotto il pavimento o a fianco di una parete, ma sempre esternamente al terrario per prevenire problemi di ustione. È anche possibile riscaldare la stanza in cui si trova il terrario, soprattutto se è riservata a questo scopo. Questi dispositivi sono adeguati a fornire un riscaldamento “di base”, ma non possono sostituire la lampada che fornisce il punto caldo.

Da evitare assolutamente sono le cosiddette “rocce calde”, apparati di riscaldamento simili a un pezzo di roccia, naturale o artificiale, contenenti all’interno una resistenza elettrica e da collegare alla presa di corrente. Si suppone che il rettile, quando ha bisogno di riscaldarsi, vi si sdrai sopra. Questi oggetti sono di per sé molto pericolosi perché causano ustioni con elevata frequenza – sia per problemi di malfunzionamento, sia perché il contatto prolungato con il tempo ustiona i tessuti anche se la temperatura prodotta non è di per sé eccessiva. Il tempo di contatto, infatti, è altrettanto importante della temperatura assoluta nel provocare ustioni. Inoltre, non sono adeguati a riscaldare le iguane, che ricevono il calore di cui necessitano dal sole, quindi principalmente per irraggiamento e per convezione dall’alto, e non per contatto dal basso, causando al rettile problemi di termoregolazione.

ta artificialmente durante le ore notturne è opportuno coprire il terrario per oscurarlo, o sistemarlo in una stanza che possa essere mantenuta buia. È ovvio che durante le ore di buio il terrario va riscaldato con fonti di calore che non emettono luce, come le lampade di ceramica, o che emettono luce rossa o blu, che non disturbano il sonno del rettile.

La luce ultravioletta

Vi sono due tipi di radiazioni ultraviolette importanti nel benessere delle iguane: UVA (lunghezza d’onda 320-400 nm) e UVB (lunghezza d’onda 290-320 nm).

Raggi UVB

I raggi UVB sono i più importanti, perché la loro azione a livello cutaneo permette la sintesi vitamina D, senza la quale le iguane non potrebbero assimilare il calcio e sarebbero quindi destinate a morire per decalcificazione dello scheletro. Sembra ormai accertato da numerosi studi scientifici che, al contrario di molti altri rettili, le iguane non siano in grado di assimilare dal cibo la vitamina D e che l’unico modo in cui possano procurarsela è tramite la sintesi indotta nel loro organismo dai raggi UVB.

Esistono due possibili fonti di raggi UVB. La prima è la luce solare diretta, indubbiamente la fonte migliore e più efficace: esporre le iguane al sole apporta grandissimi benefici alla loro salute (avendo cura di evitare problemi di surriscaldamento). Va tenuto ben presente che il vetro e il plexiglas sono in grado di schermare i raggi UVB, rendendo inefficace l’azione del sole. Per questo esporre un’iguana al sole dietro una finestra è del tutto inutile ai fini della sintesi della vitamina D. Se l’iguana è rinchiusa nel terrario, può anzi andare incontro a problemi di surriscaldamento e morire in pochi minuti.

In mancanza di sole diretto (evenienza costante durante l’inverno e nella maggior parte dei casi in cui si possiede un’iguana) l’alternativa consiste nell’impiego di lampade ad emissione di raggi UVB. Considerata l’importanza critica sulla salute delle iguane dei raggi UVB occorre valutare con attenzione il prodotto che si acquista: non di rado negozianti inesperti scambiano lampade a infrarossi (che producono calore) per lampade UVB. Le lampade giuste devono riportare specificatamente sulla confezione la dicitura “UVB”. Recentemente sono state messe in commercio lampadine UVB con l’attacco a bulbo, che possono essere montate su normali porta-lampadine, molto più pratiche da installare delle classiche lampade al neon (che richiedono di essere collegate ad un trasformatore specifico). Alcuni tipi di lampade UVB producono anche calore, pertanto possono sostituire la lampada riscaldante. Da notare che le lampade UVB emettono anche una quota di luce visibile, oltre alle radiazioni ultraviolette invisibili alla vista.

Vi sono alcuni punti importanti da tener presente nell’impiego delle lampade UVB.

– La lampada UVB e la lampada riscaldante devono essere collocate vicine, per fornire contemporaneamente luce ultravioletta e calore, come avviene in natura quando l’iguana si espone al sole. In caso contrario si può avere un’alterazione del comportamento di termoregolazione e quindi problemi di salute.

– Le lampade UVB vanno lasciate accese per 14 ore al giorno e durante la notte vanno tenute spente.

– La lampada UVB non deve essere mascherata da vetro o plexiglas, che filtrano completamente i raggi ultravioletti, anche se lasciano passare la luce visibile.

– La distanza della lampada UVB dal rettile non deve essere superiore a 30-40 cm, perché la potenza di irradiazione decresce man mano aumenta la distanza (per la precisione diminuisce con il quadrato della distanza).

– Le lampade ultraviolette vanno cambiate ogni 6-12 mesi, perché dopo questo periodo non emettono più raggi UVB ma solamente luce visibile.

– Le lampade UVB non sono un optional, ma un elemento indispensabile nel terrario. Si può rinunciare alle lampade UVB solo se l’iguana ha la possibilità di esporsi alla luce solare diretta.

– Considerata la varietà di modelli presenti sul mercato, è bene rivolgersi a un venditore esperto per avere consigli attendibili. In genere per le iguane si utilizzano lampade al 5% di emissione (5.0).

– Le lampadine riscaldanti, le luci fluorescenti da acquario e per le piante e tutte le lampade in cui non è scritto specificatamente “UVB” non producono radiazioni UVB.

Raggi UVA

Le radiazioni UVA, al contrario delle UVB, non producono un’azione fisiologica diretta, ma bensì “psicologica”. Al contrario degli esseri umani ma come molti rettili e uccelli, le iguane riescono a vedere anche nello spettro UVA, che per noi è invisibile. Questo si traduce in pratica in un’eccezionale vividezza e gamma di colori che a noi è preclusa; per fare un paragone, è come se le iguane potessero vedere a colori e noi in bianco e nero. Le iguane che, oltre alla luce visibile, ricevono anche la luce nello spettro UVA ne traggono benefici psicologici perché hanno una visione dei colori molto più brillante e, per così dire, il mondo ha un aspetto migliore. Il cibo offerto può apparire più “colorato” e appetibile, e quindi venir consumato più volentieri.

Le lampade UVB emettono anche una quota di radiazioni UVA, e hanno quindi una doppia funzione. Occorre invece fare attenzione alle lampade a emissione di UVA, che non emettono UVB: ancora una volta, si deve leggere con attenzione quello che è riportato nella confezione e affidarsi ad un rivenditore esperto. È anche possibile affiancare una lampada UVA e una UVB.

Umidità

Un aspetto del mantenimento in cattività delle iguane spesso sottovalutato o trascurato è il livello di umidità ambientale. Nel loro ambiente naturale l’umidità relativa è dell’85-95%, quindi molto elevata. È difficile in cattività replicare valori così alti, oppure mantenerli senza causare problemi di crescita eccessiva di batteri e funghi nel terrario.

Mantenere le iguane a livelli di umidità troppo bassi nel lungo periodo crea seri problemi di salute legati alla disidratazione cronica, con conseguenti danni renali e quindi insufficienza renale. Nel breve periodo, un ambiente troppo asciutto causa problemi di muta con ritenzione della pelle, problematica soprattutto a livello della cresta dorsale. La pelle delle spine resta stratificata muta dopo muta, causando alla fine la perdita delle spine stesse. Questo può essere il segnale che il rettile sta subendo problemi a causa dell’umidità insufficiente.

Come per la temperatura, non si deve cercare di “indovinare” il tasso di umidità ma verificarlo con precisione con l’uso di un igrometro, uno strumento facilmente reperibile nei negozi per rettili o che vendono attrezzature per giardinaggio.

Per mantenere un’elevata umidità ambientale vi sono diversi sistemi, secondo il tipo di terrario e le sue dimensioni. Si può porre la vasca dell’acqua in corrispondenza di un materassino o un cavetto riscaldante (collocati al di fuori del terrario) o sotto la lampada riscaldante, in modo che l’acqua evapori, o si può spruzzare spesso dell’acqua con uno spruzzino. Nei terrari di grandi dimensioni si può utilizzare un umidificatore.

Il substrato

Il materiale che si colloca sul fondo del terrario ha una notevole importanza sulla salute dell’iguana, non solo dal punto di vista igienico ma anche per la possibilità che venga ingerito e causi un’ostruzione intestinale: di solito, tutto ciò che è abbastanza piccolo da poter entrare in bocca, prima o poi sarà ingoiato dal rettile. Particolarmente pericolosi sono i pezzi di corteccia, il pellet di tutolo di mais e in genere tutti i substrati corpuscolati.

In commercio esistono parecchi tipi di materiali venduti come specifici per rettili, che tuttavia risultano molto pericolosi quando vengono ingeriti, causando costipazione od ostruzione intestinale.

Il fondo migliore è rappresentato da fogli di giornali, molto pratici ma poco estetici, o da pezzi di moquette o erba finta, lavabili e riciclabili. Se l’iguana si abitua a sporcare nella bacinella dell’acqua è molto più facile tenere pulito il fondo.

L’alimentazione

Senza dubbio, le cause più frequenti di malattia e di morte prematura nelle iguane in cattività sono rappresentate dagli errori alimentari. Per anni si è ritenuto, completamente a torto, che le iguane fossero in parte o del tutto insettivore. In realtà l’alimentazione dell’iguana verde in natura si basa prevalentemente sul consumo di foglie e in parte di fiori e frutti, come dimostrano numerosi studi effettuati sia sul comportamento in natura che sul contenuto dello stomaco di soggetti selvatici. Questo tipo di regime alimentare si osserva fin dalla nascita e viene mantenuto per tutto il ciclo vitale. L’ingestione di alimenti di origine animale è limitata agli occasionali insetti che si trovano sulle piante, ingeriti per caso. Le prime affermazioni sul fatto che le iguane fossero insettivore non avevano in realtà alcuna base scientifica, anche se sono state riprese da pubblicazioni successive e perpetuate per anni. Ormai da parecchi anni si è accertato che la somministrazione, anche occasionale, di insetti o altri alimenti di origine animale è assolutamente dannosa, causando in particolare danni renali.

Nonostante i numerosi studi condotti negli ultimi decenni sulle reali abitudini alimentari dell’iguana verde, sui suoi fabbisogni e sulle patologie conseguenti agli errori alimentari, la falsa credenza che le iguane possano e debbano venire alimentate anche con alimenti di origine animale (insetti compresi) continua a fare enormi danni a questi rettili.

Pur essendo l’iguana vegetariana, non è affatto semplice fornirle una dieta completa e bilanciata, principalmente per il fatto che non disponiamo dei vegetali di cui si nutre nelle foreste pluviali da cui origina, e che dobbiamo ripiegare su vegetali di coltivazione, molto diversi come composizione. Il risultato migliore che si può ottenere è un’approssimazione di quello che consumano in natura.

Nell’alimentazione dell’iguana si può scegliere tra diete preparate in casa con vegetali di vario tipo (la cosiddetta “insalata per iguane”) o diete pronte commerciali. Le due scelte, che possono anche essere variamente combinate, presentano pro e contro da valutare in modo critico.

Tra gli studiosi vi sono opinioni molto difformi sulla dieta migliore da adottare, se commerciale o casalinga, o in che rapporto mescolare i due tipi: mancano ancora dati scientifici definitivi per poter trarre conclusioni basate sui fatti.

Considerati i vantaggi e gli svantaggi dei due tipi di diete, alcuni nutrizionisti suggeriscono di utilizzare le formulazioni migliori di entrambe, in rapporto 50:50. Un simile regime alimentare avrebbe il vantaggio di non necessitare di integrazioni. Altri consigliano, fino a che non siano disponibili studi più approfonditi, di impiegare le diete pronte in percentuale non superiore al 10% della razione quotidiana.

Dieta casalinga

Le diete casalinghe – preparate mescolando vari tipi di vegetali – presentano alcuni svantaggi. Per essere complete e bilanciate occorre scegliere gli ingredienti in modo preciso per quanto riguarda quantità e qualità, per ottenere una formulazione finale con le giuste proporzioni di proteine, fibre, calcio e altri nutrienti. Tuttavia, anche nel caso in cui siano seguite alla lettera, le “ricette pronte” presentano necessariamente forti variazioni. La composizione delle varie piante può differire secondo la località geografica in cui sono cresciute e lo stato di conservazione; la loro reperibilità presenta variazioni stagionali e territoriali. Un altro svantaggio è legato al fatto che l’acquisto e la preparazione di tutti gli ingredienti è laboriosa e richiede un impegno costante per assicurare una composizione adeguata.

Realizzare una dieta casalinga ideale è quindi difficile, perché è obiettivamente complicato calcolare la composizione di ogni singolo ingrediente e arrivare a una combinazione finale bilanciata sotto tutti i punti di vista. Le “insalate per iguane” hanno inoltre il difetto di risultare complessivamente carenti di proteine.

Per essere pratici, è possibile stilare queste linee guida:

  • La dieta preparata in casa deve comprendere esclusivamente ingredienti vegetali.
  • La base della dieta (90% circa) deve essere costituita da vegetali a foglia, scelti tra quelli più ricchi di calcio e fibra.
  • Il restante 10% può essere rappresentato da fiori e frutta.
  • La dieta deve essere integrata con l’aggiunta di carbonato di calcio.
  • Non si deve offrire alcun alimento di origine animale (es. insetti, uova, cibo per cani o gatti), nemmeno in percentuale minima o saltuariamente, né carboidrati (come pasta o pane) o vegetali ricchi di amido (come patate o patate dolci).
  • L’acqua deve essere sempre a disposizione in abbondanza.

Molto importante è la varietà delle verdure, sia per assicurare tutti gli elementi necessari, sia per evitare che sostanze dannose presenti in un alimento vengano somministrate in quantità eccessiva. Nella scelta degli alimenti si deve tenere conto anche del rapporto calcio:fosforo e del contenuto assoluto di calcio. Le iguane hanno infatti bisogno di un sufficiente apporto di calcio per mantenersi sane e svilupparsi adeguatamente. Un alimento non deve solo contenere molto calcio, ma deve anche avere una quantità di calcio superiore a quella di fosforo, vale a dire un rapporto calcio – fosforo favorevole. Il fosforo in eccesso, infatti, causa una perdita di calcio dall’organismo.

Per il contenuto in calcio i vegetali da preferire sono: tarassaco o dente di leone, insalata romana, scarola, radicchio, insalata belga, bietole, foglie di vite, di ibisco e di gelso. Vegetali tradizionalmente impiegati nell’alimentazione delle iguane quali zucchini, carote, pomodori, insalata comune e cetriolo sono una scelta sconsigliata in quanto poveri di calcio.

Le brassicacee (broccoli, cavoli, cavolini di Bruxelles, cavolfiore, ravizzone, cavolo cappuccio) pur essendo molto ricche di calcio devono essere somministrate in piccola quantità per il loro contenuto in tiocianati, potenzialmente tossici. Gli spinaci, il rabarbaro, le barbabietole e le bietole somministrati in eccesso possono causare problemi, in quanto contengono acido ossalico, che lega il calcio e lo rende indisponibile. Altri ingredienti da bandire dalla razione alimentare delle iguane sono i funghi (per il rapporto calcio – fosforo molto sfavorevole) e il tofu (per l’eccessivo contenuto di grassi, che tra l’altro ostacolano l’assorbimento del calcio).

Un’ottima fonte di proteine vegetali e di calcio (con un rapporto calcio – fosforo di 6:1) è rappresentata dall’erba medica, sia fresca che sotto forma di pellet. Il pellet di erba medica va aggiunto alle verdure fresche, in modo che si inumidisca e si sminuzzi.

Le verdure congelate sono molto pratiche da usare, ma alcuni vegetali con il congelamento possono perdere una parte del loro contenuto di vitamina B1, pertanto è bene servirsi di verdure congelate solo su base occasionale, quando manca il tempo o la possibilità di preparare una “insalata” fresca. Il contenuto di vitamina B1 può essere rimpiazzato aggiungendo 1/2-1 cucchiaino di lievito di birra fresco.

La frutta in generale ha uno scarso contenuto in calcio e un rapporto calcio – fosforo negativo, per cui non deve rappresentare che una piccola parte dell’alimentazione. Il frutto migliore (a parte il costo) è il fico, sia fresco che secco. Ricchi di calcio sono anche mandarini, arance, papaia, anguria, mango.

Le iguane apprezzano molto alcuni tipi di piante da fiore (foglie e fiori), che possono essere somministrate se si è sicuri che non contengano antiparassitari: ibisco, nasturzio, petali di rosa, viola, gerani.

Gli elementi della dieta, verdura e frutta, devono essere sminuzzati o grattugiati e mescolati accuratamente, in modo che l’iguana non consumi solo i pezzi più graditi. Ridurre le verdure a piccoli pezzi aiuta inoltre la digestione, perché aumenta la superficie esposta all’azione della flora intestinale simbionte. Si possono preparare in anticipo dosi per una settimana, da conservare in frigo in contenitori a tenuta ermetica. Alcuni vegetali a foglia possono essere lasciati interi e dati a parte, appesi ai rami, per stimolare il normale comportamento alimentare, folivoro, delle iguane.

Le iguane presentano un’assimilazione intestinale di vitamina D3 piuttosto scarsa, per cui l’integrazione alimentare di questa vitamina non è utile, mentre è indispensabile che ricevano radiazioni UVB, sia – preferibilmente – naturali (luce solare diretta) che artificiali (lampade UVB).

Le iguane sono diurne: in natura si alimentano durante le ore centrali del giorno, quando fa caldo. Nel terrario il momento migliore per somministrare il cibo è in tarda mattinata, in modo che l’iguana abbia avuto la possibilità di riscaldarsi e abbia ancora tempo di digerire il cibo prima della diminuzione notturna della temperatura.

I pasti vanno somministrati tutti i giorni ai soggetti in crescita, 4-5 volte alla settimana agli adulti.

Sebbene le iguane ricavino la maggior parte dell’acqua dall’alimento, un recipiente di acqua fresca e pulita deve essere sempre a disposizione.

Diete commerciali

Le diete pronte, se ben formulate, sembrerebbero rappresentare la soluzione ideale come adeguatezza e praticità d’uso. Il costo relativamente elevato sarebbe compensato dal risparmio di tempo richiesto per acquistare, lavare e preparare le verdure.

Purtroppo queste diete, di cui esistono in commercio diverse marche, non sempre sono formulate con la consulenza di veterinari nutrizionisti. Inoltre, in generale mancano studi a lungo termine che ne attestino la validità o quantomeno l’innocuità. In alcuni casi l’esame dell’etichetta rivela composizioni inadeguate riguardo almeno alcuni degli ingredienti. Persino l’etichetta può essere inattendibile: come hanno dimostrato alcune ricerche, per alcuni prodotti esistono significative discrepanze tra la composizione riportata in etichetta e quella effettiva del prodotto.

Le diete asciutte (pellet o sfarinati) somministrate tal quale comportano significativi problemi di disidratazione in quanto l’acqua alimentare rappresenta per le iguane la principale fonte di questo elemento (basti pensare che il contenuto in acqua di un’insalata mista è di oltre il 90%). Vanno quindi utilizzate inumidite e mescolate ai vegetali freschi.

Integrazione minerale-vitaminica

L’impiego di integratori minerali e/o vitaminici nei rettili in generale, e nelle iguane in particolare, pone dei grossi problemi pratici. In generale, i numerosi prodotti disponibili in commercio non sono adeguatamente o per nulla testati e, addirittura, in alcuni casi l’etichetta non rispecchia l’effettivo contenuto.

Come indicazione generale, il rapporto tra vitamina A, D ed E deve essere di 100:10:1. Nel calcolare il dosaggio si deve valutare il contenuto in vitamina A, in quanto non si deve superare la somministrazione consigliata di questa vitamina (56 U per chilo di peso corporeo al giorno). Ciò comporta tuttavia il rischio teorico di carenza di altri microelementi.

Il metodo più sicuro, efficace ed economico di integrare il calcio è di somministrare carbonato di calcio, in vendita nelle farmacie come integratore ad uso umano. Il fosfato di calcio va evitato in quanto non permettere di correggere lo squilibrio calcio-fosforo, dal momento che apporta anche quest’ultimo elemento.

Integrazione vitaminica settimanale (Melissa Kaplan, 1996)

Età e condizioniVitamineCalcio
Meno di un anno4-5 volte7 volte
1-2 anni3-4 volte5-6 volte
Oltre i 2 anni2-3 volte4-5 volte
Pre-riproduzione e gravidanza2-3 volte5-6 volte
Malata o emaciata, > 1 anno3-4 volte5-6 volte

 
 

 

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